Libro: “Un viaggio chiamato amore – Le lettera di Dino Campana e di Sibilla Aleramo”

Ho appena finito di rileggere per la quarta volta “Un viaggio chiamato amore – Le lettera di Dino Campana e di Sibilla Aleramo”.

Ogni volta che arrivo all’ultima pagina ho un magone allo stomaco per il rapporto odio-amore epistolare tra i due amanti, lui che finisce i suoi giorni in manicomio e lei con il rimpianto di non essere andata in suo soccorso quando lui lo chiedeva tra le righe di quelle lunghe o corte lettere accorate, il vedersi pochissimo dei due e lo struggente ricordo di quei pochi attimi vissuti insieme. Il libro nell’insieme scorre velocemente e per chi è un lettore vero e proprio, lo divora nell’arco di un paio di giorni.

Tutti noi abbiamo avuto un amore come il loro, ci siamo amati odiati e poi di nuovo amati, giurati di non lasciarci mai e poi lasciati in preda a grandi drammi.

Ma l’amore può portare alla pazzia? Me lo sono sempre chiesto. Ma l’amore quello vero, quando finisce dove va? Rimane dentro di noi anche quando finisce? Nel mio caso sì, il mio grande amore l’ha conosciuto una ventina di anni fa ed è ancora il mio grande amore nonostante varie storie e un matrimonio andato male.

Io consiglio di leggerlo questo libro soprattutto se si crede nel vero amore e si ha nel cuore un amore che nonostante tutto quello che la vita ci impone è ancora nel nostro cuore, è a lui/lei che mentalmente mandano il primo buongiorno e la buonanotte prima di dormire.

Teatro: Uno zio Vanja.

Vinicio Marchioni dirige e interpreta Uno Zio Vanja di Čechov nell’adattamento di Letizia Russo. In assoluto rispetto delle dinamiche tra i personaggi e dei dialoghi del testo classico, lo spettacolo fa perno su precise note di contemporaneità della scrittura cecoviana per esaltarne la straordinaria attualità creativa. Una tragicommedia delle occasioni mancate, ambientata in un paese devastato da un terremoto dove i personaggi tirano avanti come meglio possono. Non hanno più speranze, non hanno più illusioni, sono stanchi persino di desiderare e trascorrono il loro tempo rammaricandosi dei giorni passati e contemplando i loro fallimenti. Accomunati da legami di parentela o dal semplice caso, parlano molto e fanno molto poco per sfuggire dalla condizione di insoddisfazione in cui ritrovano. Sono ingabbiati nell’inanità. A forza di pensare hanno finito per rinunciare ad agire, come Astrov o come Zio Vanja: nel tentativo di reagire, falliscono mettendosi in ridicolo. Con fascino irripetibile e struggente, lo spettacolo restituisce le complesse sfaccettature dell’esistenza umana. In scena, accanto a Marchioni, Francesco Montanari.