Ciao sono Simona di anni 44, scrivere è una passione che ho da sempre, ma se ho una delusione o una grande gioia scrivo molto più volentieri.

Troverete riflessioni sull'amore sulla passione ma sopratutto su me

Io, la malinconia e il dolore

 Sono troppo malinconica..... Le mie amiche dicono che senza stare male non so stare, che il dolore me lo vado a cercare e che quando il dolore per un po' si scorda di me io lo vado a cercare..... Loro dicono che devo lasciar stare, non mettermi là a pensare se no non ne esco più, io invece penso che non è così: anche una cosa tu devi pensarla se ti viene in mente, non devi cacciarla e se ti fa male, vuol dire che ci tieni ancora, se, invece, ti è indifferente, allora utto va bene sul serio ora....

Capisci cosa intendo? Io dico che non bisogna scansare un pensiero per evitare di stare male perchè così ti illudi, credi di stare bene e invece non è così: devi affrontarlo se ti viene a cercare e lasciare anche che ti faccia stare male... Per smettere di stare male prima il dolore di deve soffocare... Poi io preferisco sempre sentire il dolore per qualcosa  piuttosto che non sentireproprio più niente per quella cosa...

Sono troppo malinconica: la mia pace dura qualche giorno... Poi rivoglio il mio dolore, la sofferenza... Poi mi prendo il dolore degli altri se il mio non è abbastanza, prendo comunque con me un po' di quel che c'è degli altri perchè il soffrire so cos'è e non voglio che gli altri stiano male come me...

Ci sono giorni che voglio starmene sola non sentire niente, guardare il mare ascoltare le sue onde parlre, starmene in pace, cercare la mia pace, guardare un punto e immaginare un mondo diverso, un mondo in cui tutti stanno bene sul serio, un mondo migliore...

Ci sono giorni in cui voglio starmene sola, solo che poi tutta quella solitudine mi fa male, anche, in verità, la solitudine fa male a tutti.

Sono strana, dicono anche in mezzo a una risata anche ad una festa, mentre sono in pista, all'improvviso mi facci prendere da un pensiero triste.

Spesso mi sento sola pur avendo tante persone intorno: la veritù è che se tu non ci sei, io mi sento sola pure con un migliaio di persone attorno...

Eccomi qui.

la rinascita

La rinascita

Questo post l'ho scritto due anni fa in un caldissimo pomeriggio di fine agosto......

 

Si dice che in primavera tutto rinasce. Rinascono le piante, i fiori tornano a sbocciare a volte anche noi rinasciamo...

Non è primavera oggi, siamo ancora nel pieno di quest'estate strana, confusa e afosa che mi tormenta il cuore e mi invade l'anima di sensazion i strane, ma io sono rinata ora, con questo caldo, in quest'estate piena di tormenti, incendi di boschi e di anime... sto rinascendo e mi sento nuova come una crisalide che abbandona il vecchio corpo per raggiungere quello nuovo.

Un bocciolo di rosa che pian piano si apre ed amana al mondo il suo profumo, la sua bellezza. Io oggi sono questa.Sono nuova, mi sento nuova o semplicemente sono rinata dalle mie ceneri come una fenice....

 

Notte

Il fumo sale lento dalla sigaretta guardo le lancette due minuti in più dell'ultima volta che le ho viste... nulla non riesco a dormire la tua voce mi tormenta.

 

Tormenta il mio cuore la mia mente il mio corpo mi sei entato dentro non c'è un piccolo angolo di me che non sia in tuo possesso.

 

Alzo gli occhi alla finestra e guardo le stelle loro sanno qual'è il mio desiderio... mi manchi

Panico

Strano quel dolore che ti prende ti stringe la gola e non ti fa respirare.

Da tanto non mi svegliavo nel cuore della notte, sudata e con il cuore che batte talmente forte che sembra voglia uscire fuori dal petto.

Ma che ne sanno gli altri di quello che ti succede quando ti arriva il panico, di quando non riesci a muovere neanche un passo quando anche alzarti dal letto diventa complicato.

E poi ti chiedono ma cosa ti fa male e tu indichi il cuore loro ti guardano e ti dicono un infarto e a quel punto tu con gli occhi di fuori e cerchi di spiegare che quel dolore che senti quel mal di stomaco quel rovesciare tutto ciò che mangi la tua apatia è soltanto depressione panico e che a volte bastrebbe un abbraccio anche solo da parte di un amico una pacca sulla spalla di un non ti preoccupare io sono qui...

io sono sempre qui per gli altri...... ma gli altri?

Notte di sesso

Il telefono squilla, sono le 4 del mattino, ti sveglio in un vortice di bestemmie e inizi a cercare il telefono, ma dove cazzo è finito? Ah eccolo.

Ti dico tutto in un fiato ho litigato con mio marito e mi ha sbattuta fuori casa, ho bisogno che qualcuno mi venga a prendere perchè ho paura, fuori da sola.

Attacchi il telefono, imprechi, ti metti i pantaloni, le scarpe e senza neanche pettinarti scendi le scale per andare in garage.

Guidi assonnato fino al mio indirizzo e mi vedi sono seduta su una panchina a fumare una sigaretta, ho il trucco tutto sbavato e una tuta enorme di quelle che uso per dormire.

Mi riconosci e mi fai salire in macchina, fai inversione e ci avviciniamo verso casa; ti guardo, in macchina c'è un silenzio al quanto imbarazzante, dopo un po' decidi di rompere il ghiaccio.

- Hai litigato ancora per quella storia? - Non  posso che confermare con rabbia quel sì, me lo rinfaccia sempre. hai sempre adorato la mia testardaggine, riuscirei a tenere testa anche a Trump in un talk show repubblicano. Per rompere il silenzio vorrei mettere un po' di musica, ma ti hanno fottuto lo stereo il mese scorso, così provi a continuare la conversazione.

- Dai ora andiamo a casa che ti offro un caffè, poi ti do un pigiama, dei miei e ci guardiamo un film che tanto domani non lavoro.

- Non c'è bisogno, sono già in pigiama, quello stronzo non mi ha fatto neanche prendere le scarpe.

Ti accorgi solo in quel momento che sono scalza e ho addosso solo un enorme felpa che  mi arriva circa alle ginocchia.

- Cazzo certo che almeno delle ciabatte poeva dartele.

-Già...

- Hai la faccia tutta sbavata dal trucco ahahah.

-Ahahahah beh non che la tua faccia sia meglio, sembra che qualcuna ti abbia tirato giù dal letto all'improvviso, nel bel mezzo di un gran bel sonno.

Arriviamo a casa scendi dalla macchina, apri la mia portiera mi prendi in braccio, non vuoi farmi camminare scalza. Mentre sali le scale ti mordo il collo e rido, come se quello che è successo con mio marito fosse solo un brutto ricordo, ma forse meglio così. Apri la porta senza farmi scendere, arriviamo in sala e fai scivolare le mani lungo le mie gambe per mettermi giù, quando ti accorgi che sotto il felpone non porto le mutandine. E appoggi le mani sul mio culo ho un sussulto e un gridolino.

-Uh scusami non pensavo che non avessi nulla li sotto.

-Eh, eppure tu sai che io dormo sempre nuda sotto il pigiama.

-Beh se una vecchia felpa per te è un pigiama.

-Se vuoi sto senza eh, non mi offendo mica.

Siamo a dieci centimentri l'uno dall'altra, tu mi baci e mi prendi in braccio come prima mettendomi le mani sul culo nudo, così sodo e liscio.

Cadiamo sul divano, io sopra di te non smetti di baciarmi, mentre limoniamo mi alzi la felpa fino a levarmela del tutto e continuiamo a baciarci; sposti le mani sulle tette sono molto grandi sono belle sode e adori toccarmele ogni volta. Ti levo la canotta con una forza che ti saresti aspettato e poso le mani sui tuoi pettorali, mi sono sempre piaciuti, intanto hai spostato le mani sui miei fianchi. Ti abbasso pantaloni e boxe assieme, ti li sfilo in un attimo e finalmente sento il tuo cazzo premere fra le mie gambe; al solo contatto gemo sottovoce e ti graffio la schiena, allora più eccitato di prima lo punti verso la mia figa e lo spingi dentro in un colpo solo. Per un attimo trattengo il fiato e sto li con la bocca spalancata e gli occhi chiusi, man mano, poi noti nel mio volto una smorfia di piacere così cominci a scoparmi lentamente, mentre eccitatissima pianto le unghie nella tua pelle. Quando ormai sono rilassata aumenti il ritmo e sempre più veloce mordendomi il collo, mentre senti uscire dalla mia bocca le prime urla di piacere, mi afferri una tetta, non ti fermo, mordi la mia spalla ad occhi chiusi e io gemo mordendo sempre più forte, mentre il tuo cazzo scivola dentro di me velocissimo.

Tutt'un tratto spalanco gli occhi, e dopo minuti di silenzio coperti solo dai miei gemiti e dal tuo cazzo che mi scopa per bene, inizio a sussurrarti - sto venendo non fermarti continua - così da un sussurro diventa un grido di piacere vengo con il tuo cazzo dentro di me, mi rilasso sul divano, riprendendo fiato intanto esci da me con il cazzo ancora duro, lo guardo, ti sorrido e ti siedi sul divano.

- E' un peccato lasciarlo li da solo - dico mentre sono in piedi davanti a te, così dicendo inizio a prenderlo in bocca, facendoti un pompino da favola, leccando le palle per poi passare alla cappella, e prendermi in bocca tutta l'asta.

Quando finalmente  vieni nella mia gola, ingoio tutto con un sorriso malizioso e mi sdraio sul divano.

Tu tutto contento mi raggiungi sdraiandoti dietro di me, e iniziamo a farci le coccole davanti alla TV, finchè man mano ci addormentiamo.

Nebbia

La testa ha ripreso a lavorare nuvole nebbie odori colori sono mischiati tra loro non riesco a vedere le immagini vedo solo contorni neanche ben definiti.

Sono 4 anni che non sorrido più o meglio che non rido veramente di cuore che non sono felice, sorrido faccio buon viso a cattivo gioco , ma è inutile sorridere e amare le persone affezionarsi tanto poi loro se ne vanno e tu stai male con il cuore a pezzi ciondolante ferito che gronda sangue e nessuna cura nessuna carezza lo rimette del tutto intero, avrai sempre qualche pezzo staccato a ricordarti che la felicità procura danni permanenti.

Io e te

Ricordo benissimo il tuo primo accesso sulla chat di irc... con quel Nickname strano; ci ho messo tanto a capire cosa voleva dire e sinceramente se devo dirtela tutta ancora lo devo capire bene.

Io in fondo ero solo un'amica di tua sorella e tu dovevi portare notizie a me ed a un altra persona non doveva succedere nulla e poi diciamolo all'inizio non ti sopportavo mi stavi proprio antipatico.

Ed invece parola dopo parola, giorno dopo giorno non ci bastava più, non ti collegavi solo per darmi notizie di tua sorella ma anche per parlare di noi. Ed anche una volta che lei era tornata dalla sua latitanza noi abbiamo continuato a parlare. Abbiamo iniziato a parlare di noi, dei nostri sogni, delle nostre abitudini, delle nostre vite fino a che non ti vidi la prima volta in cam ed ebbi la conferma che le sensazioni del primo ciao erano vere; le farfalle nello stomaco... ne avevo sempre sentito parlare ma non le avevo mai provate e devo essere onesta se chiudo gli occhi  sento ancora quelle emozioni.

Poi ci siamo visti..... eri decisamente un gran fico dentro a quel completo grigio e io ho capito che l'amore aveva il tuo volto il tuo bellissimo volto, con quel profumo particolare  eri bello eri un gran figo (cosa che  sei tuttora) il salutarti con un leggero bacio sulle labbra, abbiamo passato una stupenda serata.

Sono passati un bel po' di anni da quel "ciao tu sei Simo vero?" e da allora non ci siamo piò lasciati.

Ti amo mio grande amore!

 

anno 2012

19 gennaio 2018 - 19 gennaio 2019 un anno di cambiamenti

Non guardo spesso le date sul calendario, da quando è morto papà ho imparato che ogni giorno deve essere vissuto com l'ultimo che ogni lasciata è persa che a tutto c'è rimedio tranne che alla morte (ma questo è un altro argomento che forse affronterò), ma sabato mi sentivo strana inquieta, con un senso di malinconia e di leggerezza nello stesso tempo; era il 19 gennaio...

Ho sorriso guardando il calendario era un anno esatto dalla firma del divorzio, dalla fine di quella vita che avevo voluto contro tutto e che effettivamente avevo fatto, avevo sposato una persona non amandola completamente diversa da me che voleva tarparmi le ali e che davanti al primo problema serio invece di abbracciarmi e di starmi vicino si è allontanato sempre più.

Ma torniamo al 19 gennaio del 2018.

All'epoca facevo la tata a due bimbi meravigliosi (ma anche di questo ne parleremo) e quel giorno faceva freddo e pioveva... ma il mio corpo non reagiva alla temperatura fredda anzi sentivo caldo, mi presentai in cancelleria della circoscrizione (santo divorzio veloce) con un pantalone nero a sigaretta un paio di scarpe nere tacco 10 e una maglietta in pizzo, truccata come da tanto non facevo, testa alta... la paura aveva lasciato il posto alla forza di chiudere quella situazione che mi stava devastando l'anima e poi 5 mesi prima avevo rivisto l'amore della mia vita e avevo deciso che volevo stare con lui.

In questo anno molte cose sono cambiate...non faccio più la tata ma il mio grande amore è ancor con me.

Ho provato spesso un senso di delusione in questi mesi comunque arrivare alla decisione di un divorzio è sinonimo di aver fallito qualcosa anche se quando ho messo quella firma mi sono sentita libera come una farfalla.

 

Vinicio Marchioni e Francesco Montanari

Teatro: Uno zio Vanja.

Vinicio Marchioni dirige e interpreta Uno Zio Vanja di Čechov nell’adattamento di Letizia Russo.

In assoluto rispetto delle dinamiche tra i personaggi e dei dialoghi del testo classico, lo spettacolo fa perno su precise note di contemporaneità della scrittura cecoviana per esaltarne la straordinaria attualità creativa. Una tragicommedia delle occasioni mancate, ambientata in un paese devastato da un terremoto dove i personaggi tirano avanti come meglio possono.

Non hanno più speranze, non hanno più illusioni, sono stanchi persino di desiderare e trascorrono il loro tempo rammaricandosi dei giorni passati e contemplando i loro fallimenti.

Accomunati da legami di parentela o dal semplice caso, parlano molto e fanno molto poco per sfuggire dalla condizione di insoddisfazione in cui ritrovano. Sono ingabbiati nell’inanità.

A forza di pensare hanno finito per rinunciare ad agire, come Astrov o come Zio Vanja: nel tentativo di reagire, falliscono mettendosi in ridicolo.

Con fascino irripetibile e struggente, lo spettacolo restituisce le complesse sfaccettature dell’esistenza umana. In scena, accanto a Marchioni, Francesco Montanari.

L'attesa del padrone

Mi sono preparata come mi ha chiesto. Sono nuda, bendata e ho indossato i tacchi che Lui ama tanto.

Mi ha chiesto di mettermi contro il muro, vicino al televisore acceso a volume sostenuto e di aspettarlo dando le spalle alla porta. Mi ha chiesto di indossare anche le cuffiette con la musica alta in modo da non sentirlo arrivare. Le manette, quelle non è stato facile metterle, mi ha chiesto di tenere le braccia dietro la schiena ma non sono riuscita ad agganciarle in quella posizione. Dopo diversi tentativi ho deciso di tenere le braccia davanti a me… So già che questa disobbedienza mi costerà qualche scudisciata, è giusto, non ho rispettato alla lettera le sue disposizioni.

Ho già sentito due canzoni intere della mia playlist. Non so quanto tempo è passato, forse sette minuti, forse meno o forse di più. Mi ha chiesto di mettermi in posizione qualche minuto prima del suo arrivo. Non mi avrebbe avvisato in nessun modo questa volta. Quindi l’attesa è più lunga e indefinita. Ma non sento disagio.

So che Lui arriverà e mi guarderà. Controllerà che tutto quello che ha chiesto sia stato eseguito. E poi? E poi mi toccherà, o mi abbraccerà, non lo so. Non so come si paleserà. Io aspetto, con fiducia e serenità.

Ho perso il conto delle canzoni che ho sentito. Ho perso la percezione del tempo che ho passato qui in attesa. I piedi nelle scarpe cominciano a farmi male, avrei voglia di muovermi e camminare, ma non posso, devo attendere in questa posizione, come Lui mi ha chiesto. Provo a spostare un po’ il peso su una gamba e poi sull’altra, per poi tornare dritta in posizione. Sento il mio corpo ondeggiare impercettibilmente, avanti e indietro, cerco di fissare l’equilibrio ma non è facile senza punti di riferimento visivi, senza la vista è difficile stare ferma. I polsi nelle manette mi fanno male, provo a ruotare piano per dare un po’ di sollievo ma non posso muovermi più di tanto, forse le ho strette davvero troppo.

Ancora un’altra canzone è finita, muovo piano le labbra seguendo il testo, ma Lui non è ancora arrivato. O forse sì, ormai sarà arrivato, forse è proprio alle mie spalle e mi sta osservando, sta controllando che mi comporti come richiesto. Devo stare ferma, in posizione, in attesa. Sì, deve essere dietro di me, forse anche vicinissimo a me, ma non lo sento, non percepisco la sua presenza, due dei miei sensi sono ingabbiati e non ho modo di capire se ci sia o meno. Posso solo attendere, pazientemente che Lui si palesi.

No, non sarà contento delle braccia davanti, mi dispiace… Spero non rimarrà troppo deluso. Comincio a sentire caldo. Ho acceso il condizionatore come lui mi ha richiesto eppure sento gocce di sudore fra le gambe, sulle braccia. Ho caldo ma non devo muovermi, non posso muovermi, devo attendere pazientemente, ferma, in posizione. Un abbraccio all’improvviso nel buio. Le cuffiette mi vengono tirate via. “Sei stata bravissima”. Eccolo, è Lui, è arrivato. Il mio Padrone è finalmente qui.